Cosa c’è di strano nel perdere sessantamila voti di sinistra da un turno all’altro delle amministrative e riuscire nell’impresa impossibile di far diventare sindaco di Roma un fascista? A quanto pare niente… salvo le reazioni. Che l’unica motivazione che lo sciampista sconfitto riesce a trovare sia il fatto che l’intero centro-sinistra non ha capito gli umori del paese sulla questione della sicurezza pare una barzelletta di quelle che si raccontavano sui carabinieri! Che sessantamila romani abbiano votato il candidato alla Provincia del PD ma il candidato del PDL al Comune non gli fa venire in mente proprio niente?
A stare a sentire questi bellimbusti-mezzibusti postcomunisti postradicali postdemocristiani (ma soprattutto posteri), l’unico modo che ha la sinistra di tornare a vincere è quello di scavalcare le destre a destra! L’idea d’aver traghettato in dieci anni l’elettorato più fedele a sinistra direttamente sulle posizioni degli avversari al punto da avergli fatto smarrire le ragioni di una fedeltà per non aver saputo esprimere nessun messaggio forte alternativo alla destra da consolidare con la pratica di governo e amministrazione non gli è nemmeno venuta in mente…
Come ha detto qualcuno, «Qui dentro ci vorrebbe una bella rigenerazione. Non dico Hiroshima e Nagasaki, ma quasi…».
In che mani siamo!
Rutelli, fa’ una cosa giusta almeno per una volta:
All’ennesimo rilancio della campagna promozionale dei nuovi rasoi elettrici ultrasnodabili della Philips, ieri ho avuto un illuminazione.
Mi sono detto: io conosco tanta di quella gente, ma veramente tanta… e nessuno, diamine!, veramente emmeno uno che per radersi usi il rasoio elettrico. Ho visitato o addirittura soggiornato in migliaia di case di amici ma in nessuna di queste nemmeno il padre o il fratello o il figlio dei miei amici, nemmeno un cugino qualsiasi, aveva un rasoio elettrico.
Ecco, ora mi chiedo… dove sta il trucco?
Prego gli utilizzatori di tale misteriosissimo meccanismo di manifestarsi in questo luogo e di raccontare la loro esperienza per svelare questo mistero per me tutto assolutamente impenetrabile.

E’ successo anche oggi. Sarà una malattia ma, a distanza di anni, ogni santissima volta che vedo uno spezzone del film o ne sento la colonna sonora, non riesco a non piangere.
Beh, diciamo che smettere di fare lo struzzo e tirar fuori la testa in un paese che vede raddoppiati in pochi anni gli elettori della Lega non è il massimo. Quasi quasi la rimetterei subito sotto… se non fosse che nel sottosuolo c’è il rischio di incontrare gli sguardi di Bertinotti e Pecoraro Scanio.
P.S. Come preannunciato, non ho votato quel partito democratico che ha nominato i suoi candidati in modo non democratico.
A volte vivere è un mestiere davvero faticoso.
Trattengo a stento le lacrime, anzi non le trattengo, di fronte alla storia di Luigi Roca, l’operaio precario che si è suicidato, lasciando la moglie e due figli, schiacciato dall’umiliazione di non trovare lavoro, di essere stato ormai derubricato a “pezzo di scarto” in un sistema sociale che ormai è congegnato esclusivamente a vantaggio dei più forti e dei più ricchi e che ha ridotto le persone normali a poche tipologie: consumatori, clienti, pezzi di ricambio, oggetti da “ricollocare”, schiavi.
Chi si prende cura della normalità dell’esistenza che non ha più niente a cui aggrapparsi? Su chi deve gravare la sempre più onerosa incertezza delle condizioni di vita? Chi deve pagare la fame sfrenata di quei pochi che addirittura hanno aumentato i loro profitti sulla pelle delle persone qualunque? Chi deve farsi carico dello sforzo di ripristinare una condizione almeno dignitosa e sufficiente di esistenza per tutti, per chi si accontenterebbe di aver di che sfamare la propria famiglia, di concedersi qualche ora di riposo e non di lusso, per chi vorrebbe avere l’anima sgravata almeno tanto da poter guardare il mare o le stelle in compagnia della propria amata o della propria famiglia in una notte di primavera?
Ci stanno sterminando tutti. Ecco la verità. Ci stanno uccidendo. E con Luigi muore, si suicida, abdica alla speranza un pezzo di tutti noi. Ma, sappiatelo, non è niente a confronto di quanto sta succedendo a milioni di persone nel mondo. Ci avete messo in ginocchio e adesso abbiamo solo voglia di piangere.
A un tipo che gli faceva notare “l’intelligente umorismo” di uno stimato amico comune, Mattia ha immediatamente affermato una verità su cui trovo che valga la pena di meditare a lungo:
le sciocchezze di un uomo intelligente sono assai più intelligenti di qualsiasi presunta intelligenza di un uomo sciocco, e quasi sempre più intelligenti delle stesse intelligenze dell’intelligente stesso.
Cleopatra.
Cleopatra era ‘a reggina d’Egitto, ‘na figa megagalattica che aveva fatto ‘nnamorà ‘n sacco de ggente. C’estava pure a Ggiulioccesare ma me pare ch’è finita male tra loro. Che ‘a reggina s’è impiccata, o s’è data foco. Ma forse me sbajo che quella era nartra. Cleopatra ciaveva il nasino all’insù, tipo alla francese. E infatti je dicevano: che ber nasino alla francese. E lei: ma che vor dì?!?Perché ‘a Francia mica cera ancora. Poi un giorno l’hanno inventata e l’hanno chiamata Francia forse propio perché tutte ‘e donne ciavevano il nasino come Cleopatra. Cleopatra, cera anche ne’ fumetti di Asterìss, me pare. O forse me sbajo co ‘a storia a fumetti d’enzobbiaggi. Comunque m’a ricordo che cera perché quann’ero piccolo guardavo sto fumetto e me dicevo: ammazzateò che bona co’ sto nasino all’insù. E a me me se moveva all’insù ‘r cosino che ancora nun capivo manco bene perché.
Sì, mi sento di rilanciare questa dal blog di Beppe Grillo.
*
Quando un operaio muore i politici di destra, di sinistra e di centro si indignano.
Quando un operaio muore domani Prodi fa il decreto legge.
Quando un operaio muore Topo Gigio Veltroni candida gli industriali, “ma anche” un sopravvissuto della Thyssen Krupp.
Quando un operaio muore Ichino dice che “Da noi manca la cultura delle regole”.
Quando un operaio muore il Presidente della Repubblica soffre e auspica in televisione.
Quando un operaio muore Maroni dice “Non è colpa dei governi, perché le leggi ci sono”.
Quando un operaio muore nessuno parla della legge 30, dei precari, dei ricatti che subiscono, della legge del padrone e degli estintori vuoti “altrimenti vai a casa”.
Quando un operaio muore, oggi Fassino e D’Alema, ieri Berlinguer e Pertini.
Quando un operaio muore il padrone ha già messo i soldi da parte.
Quando un operaio muore la vedova e i figli finiscono in mezzo a una strada.
Quando un operaio muore i sindacati dichiarano uno sciopero di solidarietà di due ore.
Quando un operaio muore la colpa è del casco, se l’è cercata.
Quando un operaio muore la colpa è che se si lamentava per l’insicurezza veniva licenziato subito perché precario.
Quando un operaio muore è un assassinio, quasi sempre.
Quando un operaio muore faceva un lavoro a rischio, doveva succedere.
Quando un operaio muore si danno incentivi alle aziende che diminuiscono gli incidenti e non si chiudono quelle che producono i morti.
Quando un operaio muore è perché la sicurezza è troppo onerosa per la Confindustria.
Quando un operaio muore è un fatto di business, qualcuno ci ha guadagnato sopra.
Quando un operaio muore se faceva il politico campava cent’anni.
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